La Cefalea Tensiva o Cefalea di Tipo Tensivo

Confronto dell'Efficacia delle cure oggi disponibili. Sintomi e Cure.


 A cura di: Dr. Alessio Penzo

 

     

 

Cure a confronto

per la Cefalea di Tipo Tensivo

(per i riferimenti scientifici clicca qui)

 

Campo verde = trattamenti più efficaci e con nessun effetto collaterale

Campo giallo = trattamenti con grado d'efficacia moderatomodesto

Campo bianco = trattamenti con grado d'efficacia nullonon dimostrato

Trattamento

Efficacia dimostrata

Effetto a lungo termine

Durata terapia

Effetti collaterali

Biofeedback

90%

dei pazienti trattati

Dimostrato sino a

15 anni

Unico ciclo di 8-10 sedute

Nessuno

Rilassamento progressivo

37%

dei pazienti trattati

?

Variabile

Nessuno

Gestione dello Stress

37%

dei pazienti trattati

?

Variabile

Nessuno

Amitriptilina

22-33%

dei pazienti trattati

La cessazione dell’assunzione porta al ritorno della condizione pre-trattamento

Cicli di 6 mesi

Molteplici

anche gravi

SSRI

(Fluoxetina, Sertralina, Citalopram)

Effetto non superiore

al placebo

-

-

Molteplici

anche gravi

Valproato di sodio, Gabapetin, Topiramato

Non efficace o incerta

-

-

Molteplici

anche gravi

Analgesici e antinfiammatori

(Paracetamolo, “Aspirina”, Ibuprofene, Naprossene, Ketoprofene, Diclofenac, ecc.)

Forte rischio di cronicizzazione con aumento delle cefalee se assunti per più di 2 giorni a settimana

-

-

Molteplici

anche gravi

Agopuntura

Non suoperiore al placebo o incerta

-

10-20 sedute con cadenza annuale

Fastidio o dolore nei punti di applicazione degli aghi. Infezioni.

Botulino Tipo A

(iniezioni pericraniali)

Non efficace

Quando presente, effetto temporaneo

Applicazioni ripetute a distanza di pochi mesi

Molteplici

anche gravi

Manipolazione spinale /osteopatia / fisioterapia

Non efficace o incerta

-

-

-

 

Note: tutte le informazioni riportate nella tabella comparativa si basano esclusivamente sui dati scientifici emersi dalle ricerche condotte negli ultimi decenni nei rispettivi ambiti. Per i riferimenti scientifici clicca qui.

Per una spiegazione più dettagliata sui vari trattamenti elencati, sulla loro efficacia, per i riferimenti bibliografici e le note clicca quì.


In Sintesi


La ricerca scientifica ha dimostrato che per il trattamento della cefalea tensiva il Biofeedback costituisce il metodo d'intervento oggi più efficace, con una percentuale di successo pari all' 80-90%.

Ciò giustifica l'ottenimento del Livello di Raccomandazione "A" (il più alto) da parte della EAN (European Academy of Neurology), la più grande associazione di neurologi europea, per il trattamento della Cefalea di Tipo Tensivo.

Il Biofeedback ha il pregio non trascurabile di essere un trattamento non-farmacologico che sfrutta i meccanismi psicobiologici naturali del nostro corpo, di essere totalmente privo di effetti collaterali, di essere un trattamento breve (occorre un unico ciclo di 8-10 sedute) ed economico rispetto a qualsiasi altro trattamento di efficacia scientificamente dimostrata.


Cos'è la cefalea tensiva? Non è solo un "mal di testa".


Il termine cefalea è utilizzato per indicare, in forma generica, un tipo di condizione dolorosa connotata principalmente da un mal di testa di tipologia, intensità, durata e frequenza variabili.

Esistono numerose tipologie di cefalea (più di 200), ciascuna con le proprie caratteristiche specifiche: ad esempio l'emicrania è un tipo di cefalea connotato da un forte mal di testa unilaterale (nel 4% dei pazienti è bilaterale) e pulsante e da altri sintomi peculiari (nausea, fotosensibilità, ecc.).

La cefalea tensiva invece è caratterizzata da un mal di testa continuo spesso localizzato in entrambi i lati del cranio.

Spesso la cefalea tensiva, specie nelle condizioni croniche, non si manifesta sempre con dolore, ma con una sensazione fortemente disagevole di "costrizione" o tensione muscolare che può durare anche tutto il giorno (spesso attenuandosi durante il sonno e ripresentandosi al risveglio) con un andamento fluttuante spesso legato direttamente al livello d'ansia o di stress del momento (es. carico di lavoro, stress relazionali, ecc.) tale che la persona avverte chiaramente un aumento della tensione muscolare (dei muscoli cranici, collo, spalle, schiena in combinazioni variabili) all'aumentare del senso d'ansia o di stress.

Il dolore o il senso di tensione possono quindi essere avvertiti anche sino ai muscoli del trapezio (spalle) e, sovente, ai muscoli mandibolari, temporali e frontali, secondo combinazioni variabili da individuo a individuo.

Questi stati cefalalgici possono presentarsi con frequenza variabile; da pochi episodi al mese sino alle condizioni più gravi di cefalea continua (giorno e notte, tutti i giorni); quest'ultima condizione, definita cronica, è spesso la conseguenza di un mancato intervento curativo efficace negli anni precedenti, quando il disturbo era ancora "solo" episodico. Per questo è necessario non temporeggiare/sottovalutare il disturbo e agire il più precocemente possibile; regredire dalla condizione cronica è comunque possibile se si intraprende un trattamento che non miri solo alla riduzione temporanea dei sintomi (farmaci, sostanze naturali, massaggi, agopuntura, ecc.), ma che vada ad incidere profondamente sulle cause psicofisiologiche e comportamentali che hanno determinato lo sviluppo della malattia e che continuano ad alimentarla.

Se non si agisce sulle cause reali il disturbo continuerà a manifestarsi e a consolidarsi (o permanere) nella forma cronica; l'unico trattamento oggi esistente per aggredire il problema alla sua radice è il biofeedback che è una branca applicativa della psicofisiologia (scienza che studia i meccanismi fisiologici/biologici legati all'attività psichica) e che è bene sia praticata esclusivamente da psicologi con una buona esperienza su campo e un solido background scientifico su questa specifica branca della psicologia e delle neuroscienze.

Ma la Cefalea di Tipo Tensivo non è solo un "mal di testa"; a quest'ultimo sintomo spesso si accompagna uno stato di malessere generalizzato, di debolezza, di stanchezza, di macanza di concentrazione e di depressione o sconforto: una condizione spiacevole e spesso invalidante o limitante sul piano lavorativo, sociale e affettivo; una condizione che spesso non viene compresa e viene sottovalutata da osservatori esterni (parenti, amici, conoscenti) che pensano si tratti solo di un brutto "mal di testa".

Secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD-II) della International Headache Society (IHS), la cefalea di tipo tensivo (precedentemente definita cefalea tensiva, cefalea muscolo-tensiva, cefalea psicomiogena, cefalea da stress, cefalea comune, cefalea essenziale, cefalea idiopatica e cefalea psicogena), è il tipo più frequente di cefalea primaria, ha una prevalenza nell’arco della vita nella popolazione generale che varia dal 30 al 78% (a seconda degli studi) e, nonostante produca l’impatto socio-economico più elevato, è la cefalea primaria meno studiata.

In questa sede ci riferiremo alla cefalea di tipo tensivo utilizzando la definizione più comunemente utilizzata al di fuori dell'ambito clinico, ossia "cefalea tensiva".


Sintomi e Diagnosi: le tipologie della cefalea di tipo tensivo


 L’ICHD-II suddivide la cefalea tensiva (tension type headache = TTH) in quattro sub-categorie diagnostiche:

 

1 – Cefalea di tipo tensivo episodica sporadica (meno di un mal di testa al mese*).....vedi dettagli

2 – Cefalea di tipo tensivo episodica frequente (tra 12 e 180 giorni con mal di testa).....vedi dettagli

3 – Cefalea di tipo tensivo cronica (più di 180 giorni all'anno con mal di testa) .....vedi dettagli

4 – Probabile cefalea di tipo tensivo .....vedi dettagli

 

 

Tutte le tipologie di cefalea tensiva su elencate sono caratterizzate da un dolore alla testa che tipicamente si manifesta con le seguenti caratteristiche:

 

  • localizzazione bilaterale (mal di testa localizzato sia nella parte destra che sinistra del cranio)
  • qualità gravativo-costrittiva (mal di testa continuo e non di tipo pulsante)
  • intensità lieve o media
  • non è aggravata dall’attività fisica di routine, come il camminare o il salire le scale

Le principali differenze tra le tipologie di cefalea tensiva su elencate risiedono sostanzialmente nella frequenza degli episodi cefalgici.

 

Vista la grande varietà di tipologie di cefalea, nel caso in cui si soffra di mal di testa sempre più frequenti o che si manifestino in modi inconsueti, è buona regola recarsi presso un centro cefalee per una diagnosi precisa.

 

 

*Per "mal di testa" s'indende un singolo episodio di cefalea che può durare da 30 minuti a 7 giorni. Nei pazienti cronici la cefalea può essere continua.

 


Qual'è il miglior trattamento per la cefalea tensiva?


Se per "migliore" intendiamo il trattamento che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace, più duraturo e con la minor quantità di effetti collaterali, il biofeedback costituisce la migliore opzione oggi disponibile.

Il protocollo d'intervento più efficace è composto dalle seguenti tecniche:

 

  1. Biofeedback - Calibrazione senso-motoria
  2. Biofeedback - Shaping
  3. Rilassamento Progressivo
  4. Colloqui di sostegno e preventivi
  5. Monitoraggio inter-sessione e post-trattamento

 

Trattandosi di un disturbo caratterizzato da un'importante componente psicosomatica (spesso il dolore aumenta o diminuisce in modo direttamente proporzionale al livello  d'ansia, di stress o d'attivazione psicofisiologica generale), un buon trattamento di biofeedback dovrebbe includere anche colloqui di sostegno finalizzati ad aumentare la capacità dell'individuo di gestire le situazioni stressanti che invariabilmente causano un aumento della tensione muscolare con conseguente cefalea.

Questo protocollo di biofeedback costituisce oggi il trattamento più efficace, sicuro ed economico per la cefalea tensiva, sia rispetto ad altri trattamenti non-farmacologici, sia rispetto all'amitriptilina, il farmaco più utilizzato nonostante la sua modesta efficacia (solo 3 pazienti su 10 mostra miglioramenti significativi) e i suoi effetti collaterali.

A rendere il biofeedback lo strumento più vantaggioso, oltre che efficace, per il trattamento della cefalea di tipo tensivo sono le seguenti peculiarità:

  • E’ clinicamente efficace nell’ 80-90% dei pazienti trattati (Sherman, 2012)
  • Non comporta l’assunzione di farmaci
  • E’ privo di effetti collaterali e controindicazioni
  • E’ indolore e sicuro
  • E’ economico: il protocollo standard prevede un unico ciclo di 8-10 sedute.
  • Ha effetti duraturi (efficacia a lungo termine dimostrata sino a 15 anni)
  • E' fondato su un'ampia e solida base scientifica ultra quarantennale.


Il Biofeedback ha il livello di raccomandazione "A" nel trattamento della Cefalea Tensiva


L'EAN (European Academy of Neurology), la più grande associazione europea di neurologi, in seguito ad un'approfondita analisi degli studi sull'efficacia reale dei vari trattamenti per la cefalea tensiva, ha attribuito al Biofeedback il livello di raccomandazione "A" (il massimo) per il trattamento della Cefalea di Tipo Tensivo, mentre a tutti gli altri trattamenti non-farmacologici (terapia comportamentale, rilassamento, agopuntura e terapia fisica) ha attribuito il livello di raccomandazione più basso ("C").

Anche in rapporto alla scarsa efficacia dei farmaci oggi disponibili il Biofeedback si conferma il metodo più efficace nel trattamento della Cefalea Tensiva, oltre ad essere non-farmacologico, sicuro, privo di effetti collaterali ed economico: un trattamento completo infatti (8-10 sedute) ha un costo medio che si aggira attorno ai 600-700 euro.

 


Le cause della cefalea di tipo tensivo


La cefalea tensiva è un disturbo con una predominante componente psicosomaticaSebbene i precisi meccanismi che sottendono questo tipo di cefalea non siano conosciuti, si ritiene che essa sia legata sia a fattori genetici (predisposizione) che a fattori psicologici (stress, ansia, depressione, ecc.) e comportamentali (cattive abitudini). 

I fattori genetici si esprimono nella forma di una predisposizione individuale a sviluppare questa patologia in particolari condizioni, come ad esempi prolungati stati di stress o ansia.

I fattori psicologici (motivazioni, fattori emotivi, abitudini, atteggiamenti, ecc.) si esprimono in comportamenti che riflettono uno stile di vita che, negli individui predisposti, favorisce o determina questa malattia.

Tra i fattori psicologico-comportamentali ritenuti più influenti nell'innescare gli episodi di cefalea tensiva vi sono l'ansia e lo stress, specie se protratti per lunghi periodi.

E' noto che lo stress e/o l'ansia eccessivamente protratti nel tempo determinino un eccessivo aumento dell'attività simpatica che, negli individui predisposti, determina un aumento eccessivamente protratto della tensione dei muscoli delle spalle, del collo, della fronte e della masticazione, ciò che produce una compressione dei vasi sanguigni e alterazioni dei tessuti locali e che producono uno stato infiammatorio e la conseguente sensazione di dolore.

Si ritiene che il passaggio dalla condizione sporadica a quella cronica sia dovuta ad una progressiva sensibilizzazione delle vie nervose del dolore, ossia ad una crescente suscettibilità dell'individuo ad avere cefalee: in parole semplici quanto più dolore si prova tanto più facilmente si proverà dolore, in un circolo vizioso che progressivamente porta all'escalation della cefalea tensiva da sporadica a cronica.

La via della guarigione dalla cefalea tensiva deve passare attraverso metodi d'intervento che invertano il processo di sensibilizzazione delle vie nervose del dolore, ossia che producano una progressiva desensibilizzazione delle stesse.

La tecnica del biofeedback, andando a depotenziare alla radice lo stato di tensione muscolare da cui generano le cefalee, determina una progressiva riduzione della stimolazione delle vie nervose del dolore (trigeminali e occipitali) con conseguente loro progressiva desensibilizzazione.

In parole semplici la semplice applicazione delle tecniche apprese durante il training di biofeedback riduce ed elimina gli effetti muscolo-tensivi indotti dallo stress e dell'ansia che causano l'episodio cefalalgico; ciò determina una riduzione dello stato infiammatorio locale e una riduzione del dolore; quest'ultima determina una desensibilizzazione delle vie dolorifiche che si attivano durante le cefalee, ciò che rende l'individuo sempre meno suscettibile a sviluppare una cefalea in risposta a condizioni di stress, ansia o altri tipi di eccessiva e protratta attivazione psicofisiologica.

Ciò spiega non solo l'efficacia di questo trattamento, ma anche i suoi effetti duraturi e la sua funzione preventiva oltre che curativa.


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