Cefalea Tensiva - Cause, sintomi e cure

Tutte le cure, nuove e vecchie, naturali, farmacologiche e non-farmacologiche

Quali sono le cure più efficaci?

  



Efficacia delle Cure per la Cefalea di Tipo Tensivo

Confronto su base Scientifica


Efficacia su base Scientifica delle Cure farmacologiche e non-farmacologiche per la Cefalea di Tipo Tensivo

(per i riferimenti scientifici cliccare qui)

Trattamento

Efficacia dimostrata

Effetto a lungo termine

Durata terapia

Effetti collaterali

Biofeedback

80-90%

dei pazienti trattati

Dimostrato sino a

15 anni

Unico ciclo di 8-10 sedute

Nessuno

Rilassamento progressivo

37%

dei pazienti trattati

-

Variabile

Nessuno

Gestione dello Stress

37%

dei pazienti trattati

-

Variabile

Nessuno

Amitriptilina (antidepressivo triciclico)

(Laroxyl)

22-33%

dei pazienti trattati

La cessazione dell’assunzione porta al ritorno alla condizione pre-trattamento

Cicli di 6 mesi

Molteplici

anche gravi

Benzodiazepine (ansiolitici)

(EN, Prazene, Xanax, ecc.)

Moderata e temporanea Nessuno (non è una cura preventiva) Periodi brevi Molteplici Alto rischio di dipendenza e tolleranza

SSRI (antidepressivi)

Prozac (Fluoxetina), Sertralina (Zoloft), Elopram

Effetto non superiore

al placebo

-

-

Molteplici

anche gravi

Valproato di sodio, Gabapentin, Topiramato (antiepilettici)

Non efficace o incerta

-

-

Molteplici

anche gravi

Analgesici e antinfiammatori

(Tachipirina, Aspirina, Moment, Naprossene, Ketodol, Oki, ecc.)

Moderata e temporanea

Nessuno

Forte rischio di cronicizzazione (rebound headache) con aumento delle cefalee se assunti per più di 2 giorni a settimana

Periodi brevi

Molteplici

anche gravi

Glucocorticoidi Bentelan, Deltacortene, ecc. (cortisonici) Controverso (può anche peggiorare i sintomi) Nessuno Periodi brevissimi

Molteplici

anche gravi

Agopuntura

Non superiore al placebo o incerta

-

cicli di 10-20 sedute con cadenza semestrale

Fastidio o dolore nei punti di applicazione degli aghi. Infezioni.

Botulino Tipo A

(iniezioni pericraniali)

Non efficace

-

Applicazioni ripetute a distanza di pochi mesi

Molteplici

anche gravi

Manipolazione spinale 

Non efficace o non dimostrato

Movimenti eccessivi o stimolazioni intense possono innescare la cefalea.

-

-

Osteopatia Non efficace o non dimostrato Movimenti improvvisi o stimolazioni intense possono innescare la cefalea. - -
Ginnastica Posturale Non efficace o non dimostrato Sforzi intensi o movimenti eccessivi possono innescare la cefalea. - -
Fitoterapia, Erbe e Integratori Non Efficaci Ad oggi non esistono sostanze naturali o integratori di efficacia dimostrata    

Omeopatia

Non efficace - - -

 Nota bene: tutte le informazioni riportate nella tabella comparativa si basano esclusivamente sui dati scientifici emersi dalle ricerche condotte negli ultimi decenni nei rispettivi ambiti.

Per i riferimenti scientifici clicca qui.

Per una spiegazione più dettagliata sui vari trattamenti elencati, sulla loro efficacia, per i riferimenti bibliografici e le note clicca quì.


Nuove Cure


La ricerca scientifica condotta negli ultimi decenni ha dimostrato che, per il trattamento della cefalea tensiva, i farmaci, nel migliore dei casi (Laroxyl), sono efficaci in 3 pazienti su 10.

A questo si deve poi aggiungere la scarsa aderenza dei pazienti a queste cure, visto che molti di questi pazienti abbandonano la cura farmacologica a causa degli effetti collaterali. Tutti fattori che rendono la cefalea di tipo tensivo un disturbo invalidante difficile da trattare con i farmaci e che rendono necessaria la ricerca di metodi alternativi.

Tra i trattamenti alternativi ai farmaci proposti sino ad oggi vi sono vari tipi di fisioterapia (osteopatia, posturale, riallineamento dell'atlante, TECAR, magnetoterapia, ecc.) e l'agopuntura, tutti trattamenti che hanno un effetto pari al placebo o efficacia non dimostrata.

La fitoterapia si è dimostrata inefficace; non esistono al mondo erbe o sostanze naturali in grado di contrastare efficacemente la cefalea di tipo tensivo.

Anche l'omeopatia è totalmente inefficace. 

Di fatto oggi l'unica vera novità nel trattamento della Cefalea Tensiva è il biofeedback che ha alle spalle una lunga e solida ricerca scientifica iniziata più di 40 anni fa che ha ampiamente dimostrato come, grazie ad un segnale di feedback (elettromiogramma) e ad opportune strategie, sia possibile in poche sedute "allenare" il cervello a riconoscere ed eliminare le tensioni muscolari che causano la cefalea tensiva. 

La cosa più importante è che Il biofeedback funziona nel 80-90% dei pazienti trattati (anche nei bambini), che l'effetto dura nel lungo termine (indefinitamente) e che l'effetto è ancor più raido se il biofeedback è accompagnato da specifiche tecniche di rilassamento e dalla gestione dello stress e del sonno. Inoltre questo trattamento è economico in quanto, se applicato correttamente e da mani esperte, richiede un unico ciclo di circa 10 sedute della durata di circa 30-40 minuti ciascuna, per un costo medio pari a circa 700 euro in tutto.

Per questa ragione recentemente la EAN (European Academy of Neurology)la più grande associazione di Neurologi Europea, ha assegnato al biofeedback il Livello di Raccomandazione "A" (il più alto livello) per il trattamento della Cefalea di Tipo Tensivo.

Ne consegue che, di tutte le cure, farmacologiche e non, il biofeedback costituisce oggi quella più innovativa e più efficace, con una percentuale di successo scientificamente dimostrata pari all' 80-90%, ben al di sopra dei più comuni trattamenti farmacologici profilattici (preventivi), senza presentare effetti collaterali e con un effetto a lungo termine dimostrato (sino a 15 anni), ciò che ne fa anche il trattamento più indicato per:

  • bamibini e adolescenti 
  • persone che non possono assumere quei farmaci
  • persone che non vogliono assumere quei farmaci
  • persone che non traggono giovamento dai farmaci (2 persone su 3).

L'alta percentuale di successo del biofeedback dipende da numerose variabili (vedi sotto); una di queste è l'esperienza e l'abilità dello psicologo esperto in biofeedback di:

  1. effettuare una valutazione psicofisiologica (stress profile) approfondita e precisa;
  2. individuare con accuratezza le regioni corporee su cui effettuare il trattamento;
  3. scegliere i protocolli di biofeedback più adeguati;
  4. applicare i protocolli scelti nel modo corretto;
  5. conoscere e saper indicare, caso per caso, le necessarie strategie di applicazione delle abilità apprese;
  6. applicare, congiuntamente al biofeedback, alcuni metodi accessori (es. igiene del sonno, rilassamento progressivo, definizione strategica, biofeedback per lo stress e l'ansia, ecc.);

Presso il nostro centro di Roma questi standard qualitativi sono garantiti. Altrove è sempre bene verificare utilizzando anche i nostri consigli pratici a fondo pagina.

E' vero infatti che "sulla carta" la cefalea tensiva si manifesta con una tipologia specifica di sintomi; tuttavia, nella pratica clinica, esistono sempre importanti differenze individuali sul modo in cui (e nelle situazioni in cui) quei sintomi si manifestano o esacerbano: basti pensare alla stretta relazione tra la cefalea tensiva e lo stress (di ogni genere), l'ansia, la rabbia e la depressione.

Senza contare le frequentissime cefalee "miste", come ad esempio la cefalea tensiva mista ad emicrania.

Per questa ragione il trattamento dovrebbe sempre essere preceduto da una seduta di valutazione attenta e approfondita, che tenga conto anche di tutte le analisi fatte in precedenza dal paziente, delle cure provate in passato e in atto e che comprenda anche una precisa valutazione psicofisiologica con gli strumenti del biofeedback.

Il Biofeedback ha il pregio non trascurabile di essere un trattamento non-farmacologico che sfrutta i meccanismi psicobiologici naturali del nostro organismo, di essere pertanto totalmente privo di effetti collaterali, di essere un trattamento breve (occorre un unico ciclo di 8-10 sedute) ed economico rispetto a qualsiasi altro trattamento non farmacologico.

 



 

 


 



Cause


Sebbene i precisi meccanismi che sottendono la cefalea di tipo tensivo non siano ben conosciuti, si ritiene che essa sia legata all'interazione tra fattori genetici (predisposizione) e fattori ambientali  (ambiente esterno e interno). 

  • Fattori genetici - Si esprimono nella forma di una predisposizione individuale a sviluppare questa patologia in particolari condizioni, come ad esempio prolungati stati di stress, d'ansia, di rabbia o di depressione. Può essere predisposto geneticamente anche chi non ha parenti con tale disturbo.
  • Fattori dell'ambiente interno - I principali sono: motivazioni, emozioni (ansia, rabbia, depressione) e lo stile cognitivo che si esprime nelle abitudini mentali, negli atteggiamenti, nei modi di pensare e reagire emotivamente/mentalmente alle situazioni della vita quotidiana.
  • Fattori dell'ambiente esterno - Sono tutte le situazioni o gli stimoli dell'ambiente fisico e/o sociale che sono in grado di determinare o facilitare l'innesco delle cefalee. Chiamiamo queste situazioni e stimoli "stressor".
  • Comportamenti - Dall'interazione dei fattori su citati genera il comportamento, che si manifesta nella forma di abitudini che spesso riflettono uno stile di vita che, negli individui geneticamente predisposti, favorisce o determina questa malattia. 

Si ritiene che il passaggio dalla condizione sporadica a quella cronica (che può essere progressiva o repentina) sia dovuta ad una progressiva o repentina sensibilizzazione delle vie nervose del dolore, ossia ad un abbassamento della soglia di attivazione dei neuroni che trasmettono il segnale del dolore dalla periferia alla corteccia somestesica (sensoriale), con un conseguente aumento della facilità d'attivazione di tali vie nervose cui consegue una crescente suscettibilità dell'individuo ad avere cefalee.

In parole semplici quanto più dolore si prova tanto più facilmente si proverà dolore, in un circolo vizioso che porta all'escalation dalla cefalea tensiva sporadica a quella cronica.

La tensione muscolare inconsapevole eccessiva o anche lieve ma protratta o troppo frequente stimola queste vie del dolore alimentando di continuo il processo di sensibilizzazione delle stesse vie, con conseguente mantenimento o aumento della frequenza e intensità delle cefalee che possono divenire giornaliere o anche continue (giorno e notte).

Ne deriva che la via della "guarigione" dalla cefalea tensiva deve passare attraverso metodi d'intervento che invertano il processo di sensibilizzazione delle vie nervose del dolore, ossia che producano una progressiva desensibilizzazione delle stesse. Ad oggi l'unica tecnica in grado di raggiungere questo obiettivo è il biofeedback.

La tecnica del biofeedback, andando a depotenziare alla radice lo stato di tensione muscolare da cui generano le cefalee, determina una progressiva riduzione della stimolazione delle vie nervose del dolore (trigeminali e occipitali) con conseguente loro progressiva desensibilizzazione.

farmaci invece agiscono interrompendo temporaneamente la trasmissione dei segnali dolorifici a qualche livello del sistema nerovso oppure, nel caso delle benzodiazepine, riducono momentaneamente la tensione muscolare generale (ma espongono al rischio di tolleranza e dipendenza), ma non determinano una desensibilizzazione a lungo termine delle vie nervose del dolore.

In sintesi, la semplice applicazione delle tecniche apprese durante il training di biofeedback riduce ed elimina la tensione muscolare che causa l'episodio di cefalea; ciò determina sia una riduzione dello stato infiammatorio locale (se presente) sia una riduzione della stimolazione meccanica dei nervi dolorifici prodotti proprio dalla tensione muscolare.

La riduzione/cessazione della stimolazione delle vie del dolore determina una progressiva desensibilizzazione delle vie dolorifiche coinvolte nella cefalea, riducendo progressivamente intensità e numero delle cefalee e rendendo l'individuo sempre più resistente a tutti quei fattori (stressors, comportamenti, emozioni) in grado di innescare le cefalee.

Ciò spiega non solo l'efficacia di questo trattamento, ma anche i suoi effetti duraturi e la sua funzione preventiva oltre che curativa.


Fattori Scatenanti


Altri fattori scatenanti a volte riferiti dai pazienti possono essere:

  • Il Ciclo Mestuale - Il ciclo mestruale solitamente aumenta la frequenza e l'intensità delle cefalee; il peggioramento dei sintomi può cominciare già qualche giorno prima dell'inizio e può trascinarsi anche nei giorni successivi alla fine del ciclo.
  • Stress - Spesso l'intensità della tensione o del dolore alla testa viene percepita dal paziente come direttamente proporzionale al suo livello di stress. E' noto che lo stress e/o l'ansia eccessivamente protratti nel tempo determinino un eccessivo aumento dell'attività simpatica che, negli individui predisposti, prende la via di somatizzazione della tensione eccessiva e inconsapevole dei muscoli delle spalle, del collo, della fronte e della masticazione, ciò che produce una compressione dei vasi sanguigni e alterazioni dei tessuti locali, che producono uno stato infiammatorio e, conseguentemente, la stimolazione delle vie dolorifiche sino al raggiungimento della soglia d'innesco della cefalea o, nei pazienti cronici, aumentando e alimentando lo stato di malessere e la cefalea.
  • Alimentazione -  L'aver mangiato troppo o l'aver digiunato troppo a lungo. Alcool e stimolanti (caffeina, nicotina).
  • Attività fisica - Sopratutto l'attività fisica che comporta sforzi muscolari intensi o prolungati (anche alcune posizioni dello Yoga) che coinvolgono i muscoli del collo e delle spalle, o quelli della faccia.
  • Il parlare troppo a lungo
  • Il gesticolare molto con le braccia
  • Il dormire troppo a lungo
  • Il passare da una condizione di stress ad una di relax
  • Movimenti scorretti, Fisioterapia (osteopatia, manipolazioni) - se da una parte i semplici massaggi rilassanti (fatti da mani esperte) producono un sollievo che può durare da diversi minuti ad ore, le manipolazioni troppo intense/vigorose possono scatenare episodi di cefalea.

 



Diagnosi


Premesso che l'insorgenza della cefalea di tipo tensivo può essere graduale o repentina,  l'’ICHD-II suddivide la cefalea tensiva (tension type headache = TTH) in quattro sub-categorie diagnostiche:

 

1 – Cefalea di tipo tensivo episodica sporadica (meno di un mal di testa al mese*).....vedi dettagli 

2 – Cefalea di tipo tensivo episodica frequente (tra 12 e 180 giorni con mal di testa all'anno).....vedi dettagli 

3 – Cefalea di tipo tensivo cronica (più di 180 giorni all'anno con mal di testa) .....vedi dettagli

4 – Probabile cefalea di tipo tensivo .....vedi dettagli

 

Tutte le tipologie di cefalea tensiva su elencate sono caratterizzate da un dolore alla testa che tipicamente si manifesta con le seguenti caratteristiche:

  • localizzazione bilaterale (mal di testa localizzato sia nella parte destra che sinistra del cranio)
  • qualità gravativo-costrittiva (mal di testa continuo e non di tipo pulsante)
  • intensità lieve o media
  • non è aggravata dall’attività fisica di routine, come il camminare o il salire le scale

 

Le principali differenze tra le tipologie di cefalea tensiva su elencate risiedono sostanzialmente nella frequenza degli episodi cefalalgici.

Inoltre una parte significativa dei pazienti con cefalea tensiva presenta condizioni "miste" nelle quali ai sintomi classici della cefalea di tipo tensivo si mescolano sintomi propri di altre cefalee, prima fra tutte l'emicrania.

Vista la grande varietà di tipologie di cefalea, nel caso in cui si soffra di mal di testa sempre più frequenti o che si manifestino in modi inconsueti, è buona regola recarsi presso un centro cefalee per una diagnosi precisa.

 

*Per "mal di testa" s'indende un singolo episodio di cefalea che può durare da 30 minuti a 7 giorni. Nei pazienti cronici la cefalea può essere continua. Per questo in sede diagnostica ha più senso considerare il numero di giorni con cefalea.


Sintomi

La cefalea tensiva non è un semplice "mal di testa"


Il termine "cefalea" è utilizzato per indicare, in forma generica, un tipo di condizione dolorosa connotata principalmente da un mal di testa di tipologia, intensità, durata e frequenza variabili.

Esistono numerose tipologie di cefalea (più di 200), ciascuna con le proprie caratteristiche specifiche: ad esempio l'emicrania è un tipo di cefalea connotato da un forte mal di testa unilaterale (nel 4% dei pazienti è bilaterale) e pulsante e da altri sintomi peculiari (nausea, fotosensibilità, ecc.).

La cefalea tensiva invece è caratterizzata da un mal di testa continuo spesso localizzato in entrambi i lati del cranio.

Spesso inoltre la cefalea di tipo tensivo, anche nelle condizioni croniche, può manifestarsi sia con sensazioni di dolore, sia con una sensazione di "costrizione", "pressione" o di "tensione" (muscolare), sia con sensazioni miste (dolore + senso di tensione); la cefalea può durare anche tutto il giorno (a volte attenuandosi durante il sonno e ripresentandosi al risveglio) con un andamento fluttuante spesso legato direttamente al livello d'ansia o di stress del momento (es. carico di lavoro, stress relazionali, ecc.) tale che la persona avverte chiaramente un aumento della tensione muscolare e/o del dolore (dei muscoli cranici, collo, spalle, schiena in combinazioni variabili) all'aumentare del senso d'ansia o di stress.

Il dolore o il senso di tensione possono quindi essere avvertiti anche sino ai muscoli del trapezio (spalle) e, sovente, ai muscoli mandibolari, temporali e frontali, secondo combinazioni variabili da individuo a individuo.

Ma la cefalea di tipo tensivo non è un semplice mal di testa e spesso non si limita al solo dolore o senso di tensione alla testa, faccia o al collo; la cefalea di tipo tensivo è anche uno stato di malessere generale che può comportare senso di forte stanchezza, spossatezza, demotivazione, frustrazione, ansia e talvolta rabbia. Spesso nelle donne i sintomi peggiorano poco prima e/o durante il ciclo mestruale.

Questi stati cefalalgici possono presentarsi con frequenza variabile; da pochi episodi al mese sino alle condizioni più gravi di cefalea continua (giorno e notte, tutti i giorni); quest'ultima condizione, definita cronica, è spesso la conseguenza di un mancato intervento curativo efficace negli anni precedenti, quando il disturbo era ancora "solo" episodico.

Per questo è necessario non temporeggiare o sottovalutare il disturbo e agire il più precocemente possibile; regredire dalla condizione cronica è comunque possibile se si intraprende un trattamento che non miri solo alla riduzione temporanea dei sintomi (farmaci, sostanze naturali, massaggi, agopuntura, ecc.), ma che vada ad incidere profondamente sulle cause psicofisiologiche e comportamentali che hanno determinato lo sviluppo della malattia e che continuano ad alimentarla.

Se non si agisce sulle cause reali il disturbo continuerà a manifestarsi e a consolidarsi (o permanere) nella forma cronica; l'unico trattamento oggi esistente per aggredire il problema alla sua radice è il biofeedback che è una branca applicativa della psicofisiologia (scienza che studia i meccanismi fisiologici/biologici legati all'attività psichica) e che è bene sia praticata esclusivamente da psicologi con una buona esperienza su campo e un solido background scientifico su questa specifica branca della psicologia e delle neuroscienze.

Ma la Cefalea di Tipo Tensivo non è solo un "mal di testa"; a quest'ultimo sintomo spesso si accompagna uno stato di malessere generalizzato, di ansia ma anche di debolezza, di stanchezza, di macanza di concentrazione e di depressione o sconforto: una condizione molto spiacevole e spesso invalidante o limitante sul piano lavorativo, sociale e affettivo; una condizione che spesso non viene compresa e viene sottovalutata da osservatori esterni (parenti, amici, conoscenti) che pensano si tratti solo di tanti brutti "mal di testa".

Secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD-II) della International Headache Society (IHS), la cefalea di tipo tensivo (precedentemente definita cefalea tensiva, cefalea muscolo-tensiva, cefalea psicomiogena, cefalea da stress, cefalea comune, cefalea essenziale, cefalea idiopatica e cefalea psicogena), è il tipo più frequente di cefalea primaria, ha una prevalenza nell’arco della vita nella popolazione generale che varia dal 30 al 78% (a seconda degli studi) e, nonostante produca l’impatto socio-economico più elevato, è la cefalea primaria meno studiata.

In questa sede ci riferiremo alla cefalea di tipo tensivo utilizzando la definizione più comunemente utilizzata al di fuori dell'ambito clinico, ossia "cefalea tensiva".


Consigli pratici

A chi rivogersi per i trattamenti Farmacologici o per il Biofeedback? 


  • Biofeedback - Sebbene negli USA sia un metodo usato da decenni, molto diffuso e rimborsato dalla maggior parte delle assicurazioni, in Italia il biofeedback per la cefalea tensiva è praticato da pochi psicologi altamente specializzati; una buona formazione e la strumentazione professionale comporta costi molto elevati.

Questo metodo infatti richiede elevate competenze in Psicofisiologia (la scienza che studia le relazioni tra psiche e corpo), nel Biofeedack (branca applicativa della psicofisiologia) e una grande esperienza clinica: il rischio di incappare in "praticanti" improvvisati o privi di esperienza è molto alto per cui bisogna stare attenti nella scelta, pena l'inefficacia del trattamento e il conseguente errato convincimento che il biofeedback "non sia efficace", con la conseguente perdita dell'unica opportunità oggi esistente per affrontare efficacemente questa patologia.

Per orientarsi bene nella scelta dello Psicologo Specialista in Biofeedback e a garanzia della buona riuscita del trattamento, è bene tenere in considerazione tutti i seguenti fattori:

  1. Il Biofeedback non è una forma di fisioterapia ma un trattamento psicofisiologico basato sull'apprendimento.
  2. Deve essere praticato da Psicologi* con formazione specifica in Psicofisiologia e Biofeedback.
  3. E' fortemente preferibile che la formazione in Biofeedback sia stata svolta dallo Psicologo/Psicofisiologo presso una delle maggiori organizzazioni di psicofisiologia e biofeedback statunitensi (USA), la nazione in cui questo metodo è da più tempo e maggiormente praticato.
  4. Richiede una vasta esperienza clinica, non generica, ma specifica nel trattamento della cefalea di tipo tensivo (e forme di cefalea miste).
  5. E' buona regola che sia praticato in congiunzione a tecniche di rilassamento, igiene del sonno e brevi colloqui strategici.
  6. E' preferibile che sia svolto da una équipe formata da uno psicologo e una psicologa.
  7. Richiede una speciale strumentazione professionale molto costosa che pochi centri possiedono.
  8. Se praticato da Psicologi con buona esperienza, un ciclo di biofeedback richiede in media 8-10 sedute, comporta una seduta di valutazione approfondita che non può durare meno di 90-120 minuti, mentre le sedute di biofeedback non devono durare più di 30 minuti.

A chi rivolgersi? Sebbene siano presenti diversi biofeedback therapists in Italia, non tutti sono psicologi e non tutti possiedono le necessarie conoscenze e competenze in psicofisiologia; presso il nostro Studio di Biofeedback di Roma opera una equipe di psicoligi specialisti in biofeedback e neurofeedback, con grande esperienza clinica e in possesso di tutti i requisiti su menzionati.

Non siamo a conoscenza di altri centri di biofeedback in Italia che si attengano agli stessi standard qualitativi. E sempre buona regola quindi informarsi preventivamente e con molta attenzione, accertandosi innanzi tutto che lo specialista in biofeedback sia uno psicologochiedendo sempre allo Psicologo Specialista in Biofeedback i certificati e le licenze, se lavora in équipe o meno: anche il numero di sedute richieste e la loro durata costituisciono un indicatore del grado di esperienza dei professionisti.

  • Farmaci  - Per quanto riguarda i farmaci, a causa del rischio di cronicizzazione (e del rebound headache) è fortemente sconsigliato ricorrere all'automedicazione con analgesici per lunghi periodi: è invece opportuno rivolgersi al centro cefalee più vicino. Inoltre, visto che tutti i centri cefalee in Italia e nel mondo occidentale utilizzano gli stessi criteri diagnostici (internazionali) e i farmaci utilizzabili sono sempre gli stessi (principalmente Laroxyl, Lyrica ed SSRI), per cui non variano da centro a centro (o da medico a medico), è sostanzialmente inutile cambiar città o regione per ricevere questo tipo di trattamento. L'inefficacia delle cure farmacologiche sperimentata dalla maggior parte dei pazienti non è dovuta infatti ad un'ipotetica incapacità del medico (per cui se ne cercano altri "più bravi", arrivando a consultarne molti) ma alla scarsa efficacia dei farmaci oggi disponibili.

*La Cefalea di Tipo Tensivo ha una forte componente psicosomatica (stress, ansia, rabbia, depressione, ecc.) per cui la corretta applicazione del biofeedback  richiede sempre elevate competenze in psicofisiologia e psicologia che solo uno psicologo adeguatamente formato può possedere.


Migliore Cura

Qual'è il miglior trattamento per la cefalea tensiva?


Se per "migliore" intendiamo il trattamento che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace, più duraturo e con la minor quantità di effetti collaterali, il biofeedback costituisce la migliore opzione oggi disponibile.

I farmaci oggi utlizzati, al di la degli effetti collaterali, sono poco efficaci e, quando lo sono, la loro efficacia perdura finchè il farmaco viene assunto. 

Non tutti i protocolli di biofeedback tuttavia mostrano lo stesso livello di efficacia. Ad oggi il protocollo di bioffedback più efficace comporta l'uso concomitante delle seguenti tecniche:

  1. Biofeedback - Calibrazione senso-motoria
  2. Biofeedback - Shaping
  3. Rilassamento Progressivo 
  4. Definizione delle strategie comportamentali più idonee
  5. Igiene del sonno
  6. Monitoraggio inter-sessione e post-trattamento

E' possibile anche associare l'uso i farmaci (se funzionano) al biofeedback, con l'obiettivo però di eliminare progressivamente i farmaci.

Trattandosi di un disturbo caratterizzato da un'importante componente psicosomatica (spesso il dolore aumenta o diminuisce in modo direttamente proporzionale al livello  d'ansia, di rabbia, di stress o d'attivazione psicofisiologica generale), un buon trattamento di biofeedback dovrebbe includere anche colloqui di sostegno finalizzati ad aumentare la capacità dell'individuo di gestire le situazioni stressanti che, invariabilmente, causano un aumento della tensione muscolare e quindi un aumento della frequenza, intensità e durata della cefalea.

Questo protocollo di biofeedback costituisce oggi il trattamento più efficace, sicuro ed economico per la cefalea tensiva, sia rispetto ad altri trattamenti non-farmacologici, sia rispetto all'amitriptilina (Laroxyl), il farmaco più utilizzato nonostante la sua modesta efficacia (solo 3 pazienti su 10 mostra miglioramenti significativi) e i suoi effetti collaterali.

A rendere il biofeedback lo strumento più vantaggioso, oltre che efficace, per il trattamento della cefalea di tipo tensivo sono le seguenti peculiarità:

  • E’ clinicamente efficace nell’ 80-90% dei pazienti trattati (Sherman, 2012)
  • Non comporta l’assunzione di farmaci
  • E’ privo di effetti collaterali e controindicazioni
  • E’ indolore e sicuro
  • E’ economico: il protocollo standard prevede un unico ciclo di 8-10 sedute.
  • Ha effetti duraturi (efficacia a lungo termine dimostrata sino a 15 anni)
  • E' fondato su un'ampia e solida base scientifica ultra quarantennale.


Il Biofeedback ha il livello di raccomandazione "A" nel trattamento della Cefalea Tensiva


L'EAN (European Academy of Neurology), la più grande associazione europea di neurologi, in seguito ad un'approfondita analisi degli studi sull'efficacia reale dei vari trattamenti per la cefalea tensiva, ha attribuito al Biofeedback il livello di raccomandazione "A" (il massimo) per il trattamento della Cefalea di Tipo Tensivo, mentre a tutti gli altri trattamenti non-farmacologici (terapia comportamentale, rilassamento, agopuntura e terapia fisica) ha attribuito il livello di raccomandazione più basso ("C").

Anche in rapporto alla scarsa efficacia dei farmaci oggi disponibili il Biofeedback si conferma il metodo più efficace nel trattamento della Cefalea Tensiva, oltre ad essere non-farmacologico, sicuro, privo di effetti collaterali ed economico: un trattamento completo infatti comporta un unico ciclo di poche sedute (8-10 sedute) ed ha un costo medio che si aggira attorno ai 600-700 euro.


 

A Cura di:  Dott. Alessio Penzo e Dott.ssa Loredana Scalini